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Introduzione alla 2^ Edizione
Dal 3 Febbraio del 2001", giorno della prima edizione
web, ad oggi, sono trascorsi circa tre anni, un
arco di tempo in cui, nella Rete, fenomeni un tempo neppure all'orizzonte ora
hanno preso corpo e consistenza.
Magari sognando"in pectore" la carta stampata, come giustamente ha
osservato Alessandro Terreni(1), la tendenza odierna fra i poeti e
scrittori esordienti, con dichiarate ambizioni innovatrici e non, di affidare
la propria opera prima non già al tradizionale circuito ISBN del
«libro stampato», ma alla fulmineità sia pur volatile del Web, si è
andata consolidando a tal punto, che questa prassi non è più considerata
una novità iconoclastica e tanto meno una trasgressione di inveterati codici
comportamentali.
Si riconosce ormai da tutti a questa particolare forma di editoria,
sintetizzando ancora il pensiero del Terreni, il pregio dell'immediatezza nel
contatto tra autore e lettore; lo scavalcamento dei tradizionali canali di
distribuzione e vendita; la riproduzione macroscopica, a livello di platea
planetaria, della tipica dinamica di diffusione "pre-editoriale" tra
autore del manoscritto e cerchia degli amici e dei conoscenti , anche se
poi, sotto sotto, da parte di altri studiosi si lascia intendere che la
letteratura "web" rimane soprattutto una galleria di "vanity books",
piccola fiera di piccole vanità frustrate o, comunque, la patria di
elezione degli Aps, acronimo di «autori a proprie spese» messi
alla berlina da Umberto Eco nel "Pendolo di Foucault ". Prescindendo
dall'ovvia considerazione che tra gli Aps sono transitati autori del
calibro di Svevo, Moravia, Rimbaud, si stenta ancora, in effetti, a cogliere
nel fenomeno la novità rappresentata dalla diversa percezione dell'attività
letteraria; diversità che, da un lato, si esprime nel rifiuto di assegnare
alla dittatura del libro stampato - e degli interessi che gli gravitano
intorno- l'esclusivItà del discrimine di valore esistente tra due
testi, il cartaceo e l'elettronico, e, dall'altro, nella proposizione di nuovi
"generi" ( l' e.mail, il weblog o diario in pubblico, la
chat, il forum, la cyberpoesia fortemente intrisa di
multimedialità ), che non fanno più mistero di anelare a dignità
letteraria.
In questo quadro assai movimentato, in cui, tra l'altro, la multimedialità,
per la sua forte presa sulla platea web, gioca un ruolo non marginale,
è maturato il proposito di questa seconda edizione di "E IN OGNI SORRISO
UN' ISOLA".
Dal giorno della sua prima apparizione su Internet ad oggi, questa raccolta di
poesie ha fatto registrare oltre tremila visite: duemila e trecento
circa su SuperEva; le rimanerti su Digiland /
Libero-Infostrada. Un cammino percorso tutto in silenzio, senza
"battage" pubblicitario e resistendo a tutte le offerte di pubblicazione a
pagamento pervenute da parte di Editori; cammino sorretto unicamente
dalla ferma e radicata convinzione che il passaporto per la posterità viene
rilasciato soltanto dai Lettori.
Tremila visite, dunque. Non sono molte e non sono poche.
Anzi, fanno molto "morale", ove si pensi che in Italia il poeta più
affermato ed acclamato non vende più di diecimila copie nel circuito ISBN,
la cui distribuzione di opere, attraverso il canale delle librerie, non
trascura nessuna delle opportunità mediatiche del nostro tempo, per la
promozione delle vendite; che la raccolta in discorso, grazie al suo
flusso di visitatori, si è già guadagnato il diritto di cittadinanza in tutti
i maggiori motori di ricerca, senza spendere un solo centesimo; che la sua
notorietà, infine, ha già varcato i confini nazionali.
Quali allora, per meglio puntualizzare, le ragioni di questa seconda edizione?
In primo luogo rinnovare , a distanza di due anni, il mio atto di fede
nell'editoria elettronica.
Un autore , normalmente, mette mano alla seconda edizione quando la tiratura
della prima è esaurita e l'opera è ormai di fatto introvabile; sono
state apportate ad essa mutamenti determinati da ripensamenti o modifiche tese
ad allargare il consenso tra i lettori; la veste estetica esige un
ridisegno.
Nel caso di questa seconda edizione, la seconda e la terza motivazione, in
qualche misura, indubbiamente sono intervenute, ma la ragione di fondo, che
ne ha suggerito l'opportunità, è stata altra: il bisogno di
conferire un minimo di multimedialità all'opera. Tutte le arti, alle origini,
si manifestano in rapporto simbiotico, salvo poi tendere alla piena autonomia,
senza tuttavia escludere "a priori" - quando se ne presenti l'occasione
favorevole - nostalgici ritorni alle origini. Questa ovvia affermazione
è diventata in me assillante ritornello mentale soprattutto da quando ho
cominciato a mettere ordine nel mio archivio fotografico; a rendermi conto,
cioè, che alcune fotografie avevano consonanza, piena affinità elettiva
con i versi delle mie poesie; che molte altre si prestavano benissimo a
"visualizzare" l' hinc et nunc della mia ispirazione poetica. Valga,
per i tanti che potrebbero essere addotti, questo solo esempio:
O Sciliar
bisogno ho di
credere
che non tutto passa
Qui ai tuoi
piedi
in questo
dolomitico scenario sublime
brindisi faccio
all'identità alla
fedeltà
del tuo parmenideo
corno rinocerontico(2)
Quanti lettori, nella loro vita, hanno
soltanto sentito nominare lo Sciliar, la montagna più maestosa ed icastica
delle Dolomiti? Quanti, senza una determinazione fotografica dell' hinc et
nunc, possono esser in grado di penetrare la carica semantica di quel "
tuo parmenideo corno rinocerontico", avvertito come simbolo di eternità
emergente dal transeunte?
Come non si considera inopportuno che un poeta e pianista esegua personalmente
al piano, in sottofondo, un motivo musicale, che introduca la lettura di un
testo poetico e ne favorisca l'intelligenza e godimento, cosi credo, per
simmetria speculare, non lo diventa un poeta e fotografo che si sforzi di
agevolare la comprensione delle coordinate ambientali della propria
ispirazione col ricorso ad immagini acquisite nello stesso contesto della
germinazione poetica. Nel caso del poeta e fotografo, infatti, il mondo
interiore sotteso alla sua poesia e il medesimo che scatena, nel suo
fotografare, il congelamento dell'attimo fuggente . Si potrà discutere
se il poeta ha attinto gli stessi livelli nelle due forme di espressione
artistica o se è stato, negli esiti, più fotografo che poeta. Ma certamente
"chiudersi" nella contemplazione di una sola forma di attività,
significa precludersi la strada alla comprensione piena , intera di una
personalità; appagarsi di un volto dimidiato. E questo non giova né
all'autore né al critico e tanto meno al lettore.
Potito Coluccelli
Foggia, 29 06 2004
(1): Cfr.: Alessandro
Terreni, "Esordire in Internet", pagg. 147-148, in"Tirature
'04", tradizionale annuario editoriale curato da
Vittorio Spinazzola e pubblicato in coedizione dalla Fondazione Mondadori
e dal Saggiatore,
2004.
(2):Cfr.:
Sulla medaglia "Dem treu Gast" della Pro Loco di Fiè